Storia

 IL COLERA A SAN PIETRO AVELLANA NEL 1911

A cura di Giuliano Colajanni

Intendiamo usare questo spazio per riportare fatti e notizie del tempo andato; squarci di vita della nostra collettivita’ e del territorio di S. Pietro.
Gli articoli e le note che riporteremo saranno sempre documentati con i relativi riferimenti storici e bibliografici e, salvo giustificati motivi, saranno riportati con lo stesso linguaggio e fraseggio del documento originale.
In qualche caso, per motivi di spazio tipografico ed anche di tempo materiale, qualche articolo potra’ essere pubblicato in più tempi.
31 Dicembre 1911. Fa impressione parlare del secolo passato riferendosi a soli pochi anni fa , ma il salto nelle abitudini, nel modo di vivere , nelle certezze e sicurezze e’ abissale; immergetevi in questa storia con rispetto.
Ambientazione: 31 dicembre 1911 , il curato Sabatino Frazzini scrive
Pro Memoria
La straordinaria mortalita’ che si e’ avuta in questo paese , nel teste’ decorso anno, e’ stata causata dall’infezione colerica, la quale introdottasi quasi di soppiatto dal principio di Agosto, duro’ fino a tutto Settembre E fu davvero errore gravissimo non aver riconosciuto per colerici i primi casi che si ebbero, mentre il crudele morbo asiatico gia’ infieriva in tanti paesi vicini e nella stessa citta’ di Castel di Sangro; donde, mi penso, ci fosse stato importato non tanto nel contatto da persona a persona, per rapporto del continuato commercio, quanto a mezzo delle acque del fiume Sangro, che dopo aver ricevuto tutti i rifiuti di detta cittadina, scorrono per quella contrada dell’agro di S. Pietro Avellana, denominata Masserie del Fiume, dove in difetto di acque potabili, vengono anche bevute da quei villici, pur non avvertendo che, massime in tempo di epidemie, diventano veicolo di malattie infettive. Dalla suddetta contrada, infatti, come anche nel 1866 e 1884, ci vennero i primi casi colerici; pero’ quelli delle suaccennate epoche fortunatamente non arrecarono tante luttuose conseguenze, quante se ne sono ora lamentate, perché tosto ravvisati, furono opportunamente combattuti con tutti quei mezzi che disponeva l’arte sanitaria di quei tempi.
Ma nella presente epidemia colerica tutti i molti e svariati rimedii anticolerici, suggeriti da parecchi Medici Provinciali e dalla stessa Commissione Sanitaria Governativa, recatasi sulla faccia del luogo e scrupolosamente adoperati una a tanti altri medicinali e disinfettanti chiesti ed ottenuti dal R. Governo, che accordava all’uopo anche un completo personale di assistenza sanitaria, non valsero che a dimostrare ancora una volta la loro inefficacia, quando il colerico bacillo virgola e’ gia’ penetrato nel ventre dell’individuo, ed ivi, come in rocia inespugnabile, si rende invulnerabile, prolificando indisturbato, e compiendo fatalmente la sua azione deleteria.
Ed il di’ 23 Agosto fu invero pei Sanpetresi un giorno di terrore e di generale sgomento, stringendosi a tutti il cuore sentir morire a breve distanza il padre, la moglie, il marito, il fratello, lo sposo.
Finalmente, grazie a tutte le leggi profilattiche che attuate diligentemente dalla Croce Verde, composta da giovani paesani per compiere le operazioni di piantonamento e di disinfezioni delle case, dei lazzaretti, delle piazze e delle pubbliche vie, e dai militi della Croce rossa Italiana, addetta al pietoso ufficio di infermieri e di portabarella, l’esoso e crudele morbo cessò di arrecare ulteriori e piu’ temibili lutti.
Cosi’ verso I primi giorni di Settembre parve che agli animi, gia’ affranti, fosse dato, se non gioire, almeno tranquillizarsi, giacche’ da vari giorni non si aveva piu’ nemmeno sospetto del morbo,quando questo ad un tratto, e proprio agli otto Settembre, con generale sorpresa divampo’ con maggiore minaccia devastatrice. Con l’animo accorato ed abbattuto fu allora uno strano dimandarci l’un l’altro circa la causa del rinvigorimento del morbo, e finalmente si seppe che nella contrada Bralli, sita al Sud-Est della falda orientale di Montemiglio, la’ dove questo monte ti si presenta come un cono, vi ha una raccolta di acqua superficiale e quasi torbida, la quale bevuta, dai contadini che vi si recavano a lavorare, non altrimenti che potentissimo veleno, aveva loro troncata la vita. Cio’ si riseppe per rivelazione fatta da alcuna delle stesse vittime prima di morire; e mandata poscia detta acqua all’esame bacteriologico, si trovo’ infatti che era addirittura un ammasso di bacilli virgola, e percio’ non s’indugio’ a disinfettarla, e pur quanto fu possibile, a sprofondarla.
Deve pertanto rimanere memorabile…
A proposito, avete sicuramente notato che Sabatino Frazzini ha una penna veramente efficace, limpida, di facile lettura.
Cerchero’ di trovare notizie su di lui ed il suo operato, per poi riportarle sulle nostre pagine
A presto, Giuliano Colajanni