Pillole

Sant’Amico

A pagina 272, nel libro “Memorie Historiche del Sannio” del Ciarlanti (1644) si legge:

memorie

… Ma non fu minor l’honore, che questi nostri luoghi riceverono tra li tempi ancora, per la presenza, e vita, che menar vi volle quel caro amico d’Iddio S. Amico Confessore, anzi per l’opere sue santissime e & esempi mirabili trasserogiovamento, e profitto tale che ben istrutti ne rimasero, e virtuosamente incaminati per lo diritto sentiero, ch’alla celeste patria ne conduce, e perciò felici si riputarono le Terre, e beati i Popoli, che da si chiaro lume furono illustrati, e da si eccellente Maestro nella vita dello spirito addottrinati. Nacque egli nel Contado di Camerino da nobili parenti in un Villaggio detto Marte, e nel principio della sua adolescenza cominciò a fabbricar la gran mole della sua santità, e si come  in quella fu sempre modesto, così nella gioventù si mantenne greve … Indi poi partendo , sù quel d’Ascoli a certi Religiosi ne andò lungi il fiume  Clareno, con quali dimorò qualche tempo, e dopo havervi operato molti miracoli si conferì al Monastero di San Pietro dell’Avellana, in cui fè il rimanente della vita. …

 

San Pietro Avellana

A pagina 89 nel libro “Descrizione dello stato antico ed attuale del contado di molise” del Galanti (1781) si legge:

San Pietro d’Avellana. Di 30 miglia è lontano da Campobasso. Appartiene alla Diocesi di Montecasino, ed è popolato di 917 anime. Vi è la rettoria di Montecasino e 11 cappelle. Io suppongo che prima si dicesse S. Pietro A Volana, da che questa parola avellana, che dinota nocelle, alla contrada non si conviene. Nelle vicinanze di questo Paese vi è un bel feudo, chiamato Monte di mezzo, ch’era abitato nel XII secolo ed ora è grancìa de’ PP. Certosini. E’ celebre ne bassi tempi il monistero di S. Pietro d’Avellana, fondato dal conte Oderisio Borrello nel 1027. Egli lo dotò di molti feudi e di molte terre. Gualtieri suo nipote fece lo stesso. Questo era lo stile de’ signori di que’ tempi: erano assassini, e, per salvarsi l’anima, fondavano monastri e li dotavano di una parte de’ beni che avevano usurpati. Da un altro Borrello fu questo monastero offerto a quello di Montecasino.

 

Il sacerdote Sabatino Frazzini, nel suo libro “Vita di Santo Amico” del 1887 scrive: ” Il monastero di S. Pietro Avellana, che S. Amico vivo illustrò con splendidi esempi di cristiane virtù e dopo morto lasciò custode ed erede delle sue spoglie, fu costruito nel X secolo da S. Domenico di Sora, a preghiera di Odorisio Conte Borrello, detto il maggiore, signore di quel territorio…”

 

 

Francesco Longano, nel suo libro “Viaggio per lo Contado di Molise” del 1786 a proposito di tratturi scriveva” … l’uno comincia da S. Pietro l’Avellana, passa per lo Pizzo, per la Cocozza, Colle Milucci, Spronasino, … Santacroce di Magliano. Egli è questo lungo circa 30 miglia, largo 60 passi…”Pescolanciano ha terre fredde, ma buone. Pescopennataro, Capracotta, Vastogirardo, Rocca-Sicura e Sampietro-Lavellana e luoghi adiacenti non si possono gloriare, se non che di una gran copia di sassi… (pag. 12)

Alberto M. Cirese, in appendice al suo libro “Intellettuali e mondo popolare nel Molise” del 1983, riporta la risposta molisana ai quesiti sulle vestimenta dell’Inchiesta murattiana del 1811 a firma del Medico Remigio Carano da Carovilli: “Si veste il basso popolo di gamberchino e giubba e pelliccione. Le donne di gonnella, busto, e maccaturo in testa. Il Panno è di lana: Si lavora da ciascuno in casa con comodo e vantaggio. Carovilli 29 ottobre 1811” (pp. 129, 130)