|
|
Il sacerdote Sabatino
Frazzini, nel suo libro "Vita di Santo Amico" del 1887
scrive: " Il monastero di S. Pietro Avellana, che S. Amico vivo illustrò
con splendidi esempi di cristiane virtù e dopo morto lasciò
custode ed erede delle sue spoglie, fu costruito nel X secolo da S. Domenico
di Sora, a preghiera di Odorisio Conte Borrello, detto il maggiore, signore
di quel territorio..."
|
|
Scriveva il Galanti
nel suo libro "Descrizione dello stato antico ed attuale del Contado
di Molise" del 1781 "...S. Pietro d'Avellana, di 30 miglia è
lontano da Campobasso. Appartiene alla diocesi di Montecasino, ed è
popolato di 917 anime. Vi è la rettoria di Montecasino e 11 cappelle.
Io suppongo, che prima si dicesse San Pietro a Volana, e che da quella
parola avellana, che dinota nocelle, alla contrada non si conviene. Nel
Sannio vi era la città di Volana. Nelle vicinanze di questo paese
vi è un bel feudo, chiamato di Monte di mezzo, ch'era abitato nel
XII secolo, ed ora è grancìa de' PP. Certosini. E' celebre
ne' bassi tempi il monistero di S. Pietro d'Avellana, fondato dal conte
Oderisio Borrello nel 1027. Egli lo dotò di molti feudi e di molte
terre. Gualtieri suo nipote fece ancora lo stesso. Questo era lo stile
de' signori di que' tempi: erano assassini, e, per salvarsi l'anima, fondavano
monasteri e li dotavano di una parte de' beni che avevano usurpati. Da
un altro Borrello fu questo monastero offerto a quello di Montecasino".
(pp. 89, 90)
Francesco Longano,
nel suo libro "Viaggio per lo Contado di Molise" del 1786 a
proposito di tratturi scriveva" ... l'uno comincia da S. Pietro l'Avellana,
passa per lo Pizzo, per la Cocozza, Colle Milucci, Spronasino, ... Santacroce
di Magliano. Egli è questo lungo circa 30 miglia, largo 60 passi..."
Pescolanciano ha terre fredde, ma
buone. Pescopennataro, Capracotta, Vastogirardo, Rocca-Sicura e Sampietro-Lavellana
e luoghi adiacenti non si possono gloriare, se non che di una gran copia
di sassi... (pag. 12)
Alberto M. Cirese,
in appendice al suo libro "Intellettuali e mondo popolare nel Molise"
del 1983, riporta la risposta molisana ai quesiti sulle vestimenta dell'Inchiesta
murattiana del 1811 a firma del Medico Remigio Carano
da Carovilli: "Si veste il basso popolo di gamberchino e giubba e
pelliccione. Le donne di gonnella, busto, e maccaturo in testa. Il Panno
è di lana: Si lavora da ciascuno in casa con comodo e vantaggio.
Carovilli 29 ottobre 1811" (pp. 129, 130)
|
|
|
|
|
|
|
Siete a conoscenza che nel 1911 a S. Pietro
scoppiò il colera causando numerosi morti?
Un po' di storia (a cura di Giuliano
Colajanni)
IL COLERA A SAN PIETRO AVELLANA NEL 1911
Intendiamo usare questo spazio per riportare fatti e notizie del tempo
andato; squarci di vita della nostra collettivita' e del territorio di
S. Pietro.
Gli articoli e le note che riporteremo saranno sempre documentati con
i relativi riferimenti storici e bibliografici e, salvo giustificati motivi,
saranno riportati con lo stesso linguaggio e fraseggio del documento originale.
In qualche caso, per motivi di spazio tipografico ed anche di tempo materiale,
qualche articolo potra' essere pubblicato in più tempi.
31 Dicembre 1911. Fa impressione parlare del secolo passato riferendosi
a soli pochi anni fa , ma il salto nelle abitudini, nel modo di vivere
, nelle certezze e sicurezze e' abissale; immergetevi in questa storia
con rispetto.
Ambientazione: 31 dicembre 1911 , il curato Sabatino Frazzini scrive
Pro Memoria
La straordinaria mortalita' che si e' avuta in questo paese , nel teste'
decorso anno, e' stata causata dall'infezione colerica, la quale introdottasi
quasi di soppiatto dal principio di Agosto, duro' fino a tutto Settembre
E fu davvero errore gravissimo non aver riconosciuto per colerici i primi
casi che si ebbero, mentre il crudele morbo asiatico gia' infieriva in
tanti paesi vicini e nella stessa citta' di Castel di Sangro; donde, mi
penso, ci fosse stato importato non tanto nel contatto da persona a persona,
per rapporto del continuato commercio, quanto a mezzo delle acque del
fiume Sangro, che dopo aver ricevuto tutti i rifiuti di detta cittadina,
scorrono per quella contrada dell'agro di S. Pietro Avellana, denominata
Masserie del Fiume, dove in difetto di acque potabili, vengono anche bevute
da quei villici, pur non avvertendo che, massime in tempo di epidemie,
diventano veicolo di malattie infettive. Dalla suddetta contrada, infatti,
come anche nel 1866 e 1884, ci vennero i primi casi colerici; pero' quelli
delle suaccennate epoche fortunatamente non arrecarono tante luttuose
conseguenze, quante se ne sono ora lamentate, perché tosto ravvisati,
furono opportunamente combattuti con tutti quei mezzi che disponeva l'arte
sanitaria di quei tempi.
Ma nella presente epidemia colerica tutti i molti e svariati rimedii anticolerici,
suggeriti da parecchi Medici Provinciali e dalla stessa Commissione Sanitaria
Governativa, recatasi sulla faccia del luogo e scrupolosamente adoperati
una a tanti altri medicinali e disinfettanti chiesti ed ottenuti dal R.
Governo, che accordava all'uopo anche un completo personale di assistenza
sanitaria, non valsero che a dimostrare ancora una volta la loro inefficacia,
quando il colerico bacillo virgola e' gia' penetrato nel ventre dell'individuo,
ed ivi, come in rocia inespugnabile, si rende invulnerabile, prolificando
indisturbato, e compiendo fatalmente la sua azione deleteria.
Ed il di' 23 Agosto fu invero pei Sanpetresi un giorno di terrore e di
generale sgomento, stringendosi a tutti il cuore sentir morire a breve
distanza il padre, la moglie, il marito, il fratello, lo sposo.
Finalmente, grazie a tutte le leggi profilattiche che attuate diligentemente
dalla Croce Verde, composta da giovani paesani per compiere le operazioni
di piantonamento e di disinfezioni delle case, dei lazzaretti, delle piazze
e delle pubbliche vie, e dai militi della Croce rossa Italiana, addetta
al pietoso ufficio di infermieri e di portabarella, l'esoso e crudele
morbo cessò di arrecare ulteriori e piu' temibili lutti.
Cosi' verso I primi giorni di Settembre parve che agli animi, gia' affranti,
fosse dato, se non gioire, almeno tranquillizarsi, giacche' da vari giorni
non si aveva piu' nemmeno sospetto del morbo,quando questo ad un tratto,
e proprio agli otto Settembre, con generale sorpresa divampo' con maggiore
minaccia devastatrice. Con l'animo accorato ed abbattuto fu allora uno
strano dimandarci l'un l'altro circa la causa del rinvigorimento del morbo,
e finalmente si seppe che nella contrada Bralli, sita al Sud-Est della
falda orientale di Montemiglio, la' dove questo monte ti si presenta come
un cono, vi ha una raccolta di acqua superficiale e quasi torbida, la
quale bevuta, dai contadini che vi si recavano a lavorare, non altrimenti
che potentissimo veleno, aveva loro troncata la vita. Cio' si riseppe
per rivelazione fatta da alcuna delle stesse vittime prima di morire;
e mandata poscia detta acqua all'esame bacteriologico, si trovo' infatti
che era addirittura un ammasso di bacilli virgola, e percio' non s'indugio'
a disinfettarla, e pur quanto fu possibile, a sprofondarla.
Deve pertanto rimanere memorabile
..
A proposito, avete sicuramente notato che Sabatino Frazzini ha una penna
veramente efficace, limpida, di facile lettura.
Cerchero' di trovare notizie su di lui ed il suo operato, per poi riportarle
sulle nostre pagine
A presto, Giuliano Colajanni
|
|
|